Ora è Topolin(IA)
Disney ha investito un miliardo di dollari in OpenAI. Così si apre la nuova fase artificiale di Hollywood, cercando di emulare TikTok
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La notizia, in breve
Disney ha investito 1 miliardo di dollari in OpenAI, stringendo un accordo;
Con l’app Sora, gli utenti potranno generare video di una manciata di secondi utilizzando i personaggi dei franchise della casa di Topolino (anche Marvel, Star Wars e Pixar);
L’intesa è per tre anni, di cui uno in esclusiva. No volti o voci di attori. E una parte dei video user-generated potrebbe venire pubblicata su Disney+;
Le regole: no alcol, droghe, sesso o interazioni con proprietà intellettuali di altre aziende, scrive il Wall Street Journal;
Il caso
Se non puoi sconfiggerli, unisciti a loro. Forse Bob Iger, il Ceo di Disney, ha preso questa frase come suo mantra. L’11 dicembre, la casa di Topolino ha annunciato un investimento da un miliardo di dollari verso OpenAI, concedendo in licenza l’utilizzo di più di 200 suoi personaggi (tra Marvel, Star Wars e Pixar) per la creazione di contenuti brevi attraverso l’app text-to-video Sora.
Sora, per chi non lo sapesse, è un modello di intelligenza artificiale sviluppato dall’azienda di Sam Altman appositamente per la creazione di video. A fine settembre, con l’aggiornamento a Sora 2 (che fantasia con i nomi), è stata pubblicata un’applicazione ufficiale che funziona esattamente come un social network, tra follower e feed personalizzato.
Insomma, a voler fare paragoni. Sembra TikTok con l’intelligenza artificiale.
Dentro l’accordo
Quella siglata tra Bob Iger e Sam Altman è un’intesa di tre anni (di cui uno in esclusiva), con l’ulteriore promessa da parte della casa di Topolino ad acquistare in futuro più azioni della start-up di ChatGpt. La libreria Disney - ovviamente - non è gratis: OpenAI, infatti, compenserà l’azienda per l’utilizzo dei suoi personaggi, scrive il Wall Street Journal. Quanto pagherà non è dato saperlo.
C’è ancora dell’altro, forse la parte più importante: i video generati dagli utenti con personaggi Disney potranno essere inglobati (con una curatela gestita direttamente dalla compagnia) su Disney+, la piattaforma streaming di Disney.
Ci sono dei paletti, ovviamente: no personaggi con sembianze di attori e no all’uso della loro voce. Soprattutto, dice una fonte a Wsj, nei prompt i personaggi non potranno fare uso di droga e alcol, e niente sesso o interazioni con proprietà intellettuali di altre aziende.
Che piaccia o meno, la mossa di Disney ha ufficialmente aperto una nuova stagione di Hollywood. E quasi certamente altri colossi seguiranno l’esempio.
«Nessuna generazione umana ha mai ostacolato il progresso tecnologico e noi non abbiamo intenzione di provarci», ha spiegato Bob Iger in un’intervista alla Cnbc. «Se ciò significa stravolgere i nostri attuali modelli di business, allora dovremmo adeguarci».
AI ai ai
Forse si era già capito, ma l’industria dell’intrattenimento è in grande crisi. Il mondo segue il ritmo dei social network, con il modello TikTok che si è imposto come nuova - allarmante - normalità. E mentre la poca soglia dell’attenzione rimasta alle persone è concentrata su queste piattaforme, le big dell’intrattenimento sono rimaste alla porta.
Vista la situazione, la scelta di Disney può essere sì interpretata come un’acuta visione sul prossimo futuro, ma soprattutto come una palese dichiarazione di resa. Non c’era altra scelta se non questa, a quanto pare. E già che le proprietà intellettuali di tanti studi di animazione (vedi alla voce Ghibli) vengono saccheggiate ugualmente dal machine learning nonostante le diffide, tanto vale trovare una quadra e provare a occupare quegli spazi alle condizioni di Mickey Mouse.
Una domanda. Come si potrà impedire il proliferare di video che violano le linee editoriali dettate da Disney? Bisogna insegnarlo alla macchina, che non lo capirà proprio subito. Secondo The Hollywood Reporter, i primi tempi saranno probabilmente un mezzo casino. Però, ora, Disney ha la tecnologia per fare questo passo.
E non è un dettaglio minore. Le aziende di intrattenimento e quelle tecnologiche stanno diventando la stessa cosa. Netflix, nata come video-noleggio nel 1997, domina lo streaming con il suo algoritmo, ma con poco contenuto rispetto a Disney, che ha invece cento anni di storia ma non ha il resto.
Storie personalizzate
Questa corsa all’IA da parte di Disney (già annunciata mesi fa), mette sotto un’altra prospettiva la proposta di acquisizione per 82,7 miliardi di Warner Bros. Discovery da parte della “grande N”. Ovviamente al centro c’è l’immensa libreria di contenuti. Ma il fine potrebbe essere non solo quello di creare un catalogo dal volume mastodontico, ma anche di creare la libreria di allenamento perfetta per un large language model.
Nell’equazione ci sono sempre loro, i contenuti brevi. Che ora sono la forma più partecipata di intrattenimento. Se questa strategia sarà efficace sarà solo il tempo a dirlo.
La direzione sembra quella, comunque. E, come si poteva immaginare, a Hollywood non frega niente degli artisti, che - anche giustamente - nell’IA vedono soltanto il furto del loro lavoro e uno strumento che può rimpiazzarli (peraltro con scarsi risultati).
Ma l’ultima fermata di questo treno chiamato user-generated, qual è? Da qualche anno circola la parola “narrativa personalizzata”. Cioè una forma di intrattenimento che prende come target il singolo individuo, che con questo strumento - l’IA - può realizzare le sue storie e cucirsele su misura. A ora è solo un’idea, che però sembra aver attecchito e non disturbato nel profondo. Così pero l’arte smette di essere in alcun modo sfidante e diventa una stanza dell’eco.
E un giorno lo scenario sarà questo: fiumi di video, realizzati con un clic. Ognuno se la canta e se la suona. Storie da noi, per noi. Sempre più alienati e più agognanti di volare insieme a Iron Man o duellare con Darth Vader. Fino al punto in cui non avremo neanche più un film da poter commentare con gli altri, perché ognuno si sarà già fatto il suo.
Lo sentite l’eco?


